A Matrice: la chiesa che i gelesi non hanno mai chiamato Duomo
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Chiedete a un gelese dove si trova il Duomo e vi indicherà Piazza Umberto I. Ma nessuno, in città, la chiama così. Per tutti è a Matrice, la Chiesa Madre, il punto esatto in cui Gela ha continuato a ricostruirsi per duemilacinquecento anni, sempre nello stesso posto.
Una chiesa costruita sulla città greca
Perché è questo il segreto che la facciata neoclassica non racconta subito: sotto la Chiesa Madre non c'è semplicemente terra. C'è la città greca. Gli scavi condotti nell'area tra Piazza Umberto e il sagrato hanno restituito blocchi di pietra di epoca greca, riutilizzati nei secoli come materiale da costruzione, e secondo gli studiosi potrebbero provenire da un grande edificio pubblico dell'antica Gela, forse addirittura un tempio. È un'ipotesi, non una certezza: ma è il tipo di ipotesi che a Gela, dove ogni cantiere diventa uno scavo archeologico, non sorprende nessuno.
Quel che è certo è l'asse: la chiesa sorge lungo quella che era una plateia, la grande strada che attraversava la città greca da est a ovest, oggi ricalcata dal Corso Vittorio Emanuele. Ed è da quella strada che la chiesa medievale prese il nome: Santa Maria de Platea.
Da Santa Maria de Platea alla Matrice
La prima chiesa sorse nel XIII secolo, secondo la tradizione intorno al 1233, negli anni in cui Federico II di Svevia rifondava la città con il nome di Terranova. Per secoli fu il principale luogo di culto cittadino, finché il grande terremoto del 1693, quello che sconvolse tutta la Sicilia orientale, non la danneggiò gravemente.
La città decise allora di ripartire, come aveva sempre fatto. Nel 1766 iniziarono i lavori della nuova chiesa, più grande e ambiziosa, che venne aperta al culto nel 1794. Il campanile arrivò nel 1837, opera dell'architetto gelese Emanuele Di Bartolo, e nel 1844 fu completata la scenografica facciata neoclassica progettata da Giuseppe Di Bartolo Morselli, realizzata con il tufo calcareo giallo delle cave locali.
Guardatela bene, quella facciata: due ordini sovrapposti, colonne doriche alla base e ioniche in alto, triglifi e acroteri a coronare il frontone. Non è un caso. È un omaggio dichiarato all'antica città greca, costruito letteralmente sopra di essa. La pietra è nuova, il linguaggio è quello di sempre.
Cosa vedere all'interno
L'interno, a croce latina con tre navate, è luminoso e solenne: undici ampie finestre inondano di luce gli stucchi bianchi e dorati della volta, e le navate laterali si aprono su cappelle con pale d'altare del Seicento, Settecento e Ottocento.
Ma il cuore della Matrice è l'icona della Madonna dell'Alemanna, patrona di Gela. Secondo la tradizione arrivò dalla Terra Santa, portata in Sicilia dai Cavalieri Teutonici, ed è a lei che la città si affida ogni anno, l'8 settembre, nella festa più sentita del calendario gelese.
Perché si chiama "a Matrice"
In Sicilia la Chiesa Madre di un paese è la matrici, la chiesa da cui tutte le altre discendono. Ma a Gela la parola ha un peso in più. Questa chiesa è davvero una madre: ha generato e rigenerato se stessa sopra le pietre della città greca, una chiesa medievale, un terremoto, due guerre. Ogni pietra della facciata contiene quella precedente.
Per questo l'abbiamo disegnata sulle nostre tote bag e la chiamiamo con il suo nome vero, quello in gelese. Perché a Matrice non è un monumento da visitare. È il punto da cui Gela parte, e a cui Gela ritorna.
Informazioni pratiche: la Chiesa Madre si trova in Piazza Umberto I, nel cuore del centro storico di Gela, all'incrocio con il Corso Vittorio Emanuele. L'ingresso è libero negli orari di apertura al culto.